Antichi cimiteri

Oggi parliamo di un oggetto della memoria di dimensioni non piccole: i cimiteri dei paesi di montagna. In molti casi il cimiterino è sempre rimasto lo stesso e le tombe recenti si sono nel tempo sostituite alle più vecchie; altre volte si è scelto di fare un nuovo camposanto in posizione forse più adatta, più ampia, più raggiungibile e il vecchio è scomparso. In qualche caso, invece, il nuovo camposanto si è aggiunto al vecchio, che è rimasto, immobile, senza più necessità di sostituire tombe, esumare o modificare.

L’ingresso al camposanto

Ma il cimitero è un luogo, ormai da un paio di secoli, regolamentato e di gestione pubblica, soggetto a logiche economiche e si pone prima o poi la domanda di che fare del vecchio camposanto. Di questo vorremmo parlare, aggiungendo delle annotazioni diverse da quelle strettamente gestionali o economiche.

Da sempre i limiti, le soglie tra un di qua e un (al) di là sono particolarmente affascinanti per l’uomo, hanno profondi significati, fanno parte della sua cultura. La soglia del cimitero è tra le più sensibili. Entrare nel cimitero significa entrare in uno spazio delimitato, quindi sacrale, chiuso concretamente da un muro. Entrarci non è una semplice azione motoria, ma un rito. Per questo l’accesso è importante. In questo luogo si pensa di parlare con i propri cari che non ci sono più: lo spazio delimitato dal muro, che apparentemente esclude, invece protegge uno spazio di comunicazione, la più nascosta, la più intima, la più inconfessabile forse.

Anche in un piccolo cimitero come quello di *** si possono avvertire i modi, le intenzioni dei familiari, la volontà di personalizzare, di ricreare il nesso di intimità con la famiglia, a volte di distinguersi. Ciò avviene, se si può, mediante elementi inseriti nella tomba, o mediante la struttura della tomba stessa: dal tumulo di terra con una croce in legno e un cartellino fino alla tomba di famiglia in una struttura a tempietto. A *** c’è un’unica cappellina, che non è di uso comune, ma è la tomba della famiglia ***, ormai travolta dallo smottamento delle mura su cui era edificata.

Lo spazio, la dimensione, denotano l’esigenza di distinguersi dal resto dei defunti presenti sul posto.  Le restanti tombe, a terra o inserite nelle mura perimetrali – immagino solo come lapide a ricordo – presentano lastre in marmo semplici o con motivi liberty, altre ricordano i defunti con le fotografie di momenti importanti della loro vita. Altre tombe sono invece della medesima forma e non presentano caratteri distintivi.

All’epoca delle ultime sepolture, che arrivano a circa metà anni Sessanta, l’organizzazione del luogo sembra essere ancora “paesana”, nella tradizione. Molte sono le lapidi sostituite che sono state conservate affiancate sul posto come libri in uno scaffale.

Con gli anni Settanta è stato costruito, a un centinaio di metri, il nuovo cimitero, delimitato anch’esso, organizzato con pareti attrezzate per loculi coperti a molti piani. Lo spazio centrale ha poche tombe a terra. La struttura del nuovo camposanto è più razionale, pianificatoria, ma anche più rigida e anonima rispetto alle tombe più antiche dall’altra parte della strada.

Perché voler preservare il vecchio cimitero? Vediamolo. Occupa un riquadro non molto grande sulla vecchia spianata dove sorgeva un tempo il castello, il cui mastio venne abbattuto negli anni Sessanta per creare una sorta di “casa della gioventù”, ora inutilizzata. Con lo spostamento della chiesa parrocchiale, a fine Settecento, sulla sommità di questa collina che domina i dintorni, era stato spostato anche il cimitero. Fino a qualche anno fa si vedevano ancora gli ultimi pezzi del portalino in legno fedelmente attaccati ai cardini rugginosi, ora sono stati “ripuliti”. Il muro perimetrale sembra utilizzare per due lati quello del vecchio castello, gli altri lati sono stati evidentemente costruiti con pietre di recupero del castello stesso, come anche la chiesa, si potrebbe supporre.

La posizione quindi è legata alla storia della pieve di *** e a quella dei paesini del luogo, in origine sicuramente dipendenti in vario modo dalla presenza del castello e dei rapporti politici e sociali connessi. Il luogo attuale quindi non ha l’esigenza di essere liberato per fare spazio a qualche struttura, non se ne è sentita mai l’esigenza e anche la casetta nuova è poi rimasta vuota. È un luogo isolato anche dalla strada e dà un senso di tranquillità al visitatore, il vento, gli alberi e il verde di boschi e prati si offrono ai sensi. Nulla vieta a chiunque di passeggiarvi già ora. Con queste caratteristiche non si può dire che non sia un luogo “bello” e sarebbe quindi un peccato eliminarlo per ridurlo a prato.

La collina che ospitava il castello e ora la chiesa, la canonica vuota e il cimitero è instabile, come quasi tutti i terreni in zona e quindi richiede spese e cura, ma non dissimili da quelle che richiederebbe una nuova destinazione del posto.

Che significato ha per gli abitanti? Un’analisi non è stata ancora fatta. Ma il cimitero è una fetta di storia, in questo caso una fotografia delle famiglie del posto fatta a metà anni Sessanta, ci sono ricordi remoti, spunti e occasioni per ripercorrere le vecchie vicende del paese. In quegli anni inoltre si stava annunciando la svolta che avrebbe cancellato per sempre, in qualche decennio, un modo di vivere millenario, rimasto quasi sempre uguale a se stesso e scomparso ormai nelle evidenze esterne e nei meccanismi di vita e pensiero: la vita e l’economia dei contadini della montagna appenninica.

Ogni famiglia di *** è rappresentata nelle tombe del cimitero, meno quelle di recente immigrazione. Ancora oggi quei nomi quasi cancellati sono collegati a storie, aneddoti e racconti dei più anziani. Sono la base materiale di tante storie e ricordi che altrimenti scomparirebbero ancora più velocemente. Anzi, possono essere un elemento per mantenere vivo questo canale, questo senso di appartenenza ai luoghi e alla storia passata. Un impegno simile avevano preso le maestre della scuola di *** quando hanno realizzato con i piccoli della scuola elementare dei film in cui per uno strano incidente i bambini tornavano indietro nel tempo e scoprivano la vita dei nonni (per esempio il video “s’a gnis al mond me nona”). Una bella esperienza che si pone nello stesso solco culturale del mantenimento del vecchio cimitero.

Le iniziative che possono scaturire dal vecchio camposanto sono moltissime – non le elenco qui, si può pensare alla loro realizzazione, però, nell’ambito o in scia a Parma capitale della cultura – e vanno nella direzione di mantenere e valorizzare la storia, un tempo povera economicamente ma non povera di sentimento e valore, di questa zona. Alcune possono coinvolgere gli abitanti, altre sono più di taglio storico: ce n’è per tutti.

Inoltre il mantenimento del cimitero, se fatto con cura, può integrarsi con quello delle scarse testimonianze delle mura castellane, ancora recuperabili, ma non per molto ancora (interventi di sostituzione di muraglie antiche sono stati fatti, ma se hanno salvaguardato la statica della chiesa non altrettanto vale per le strutture storiche). Non saranno proprio un’attrazione turistica, ma in rete con l’ hospitale più a valle sarebbero già un complesso di un certo interesse, a integrazione di altre attrattive naturalistiche della zona.

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